Coltivare i tartufi è una pratica possibile se si conoscono le caratteristiche dei tartufi e le condizioni in cui questi possono crescere. Per coltivare i tartufi è necessario creare una tartufaia. I tartufi sono dei tuberi che nascono e si riproducono negli ambienti freschi ed umidi, in generale nei sottoboschi. Vi sono delle tecniche per poter realizzare una tartufaia e poter quindi seguire direttamente la crescita dei tartufi.

Alcune indicazioni per avviare una tartufaia sono fondamentali:

  • la scelta del terreno,
  • la scelta della pianta simbionte,
  • le tecniche di preparazione
  • lavorazione del terreno.

La scelta del terreno per una tartufaia

Le modalità per la scelta di un terreno sono molteplici. La più semplice, che esclude quasi totalmente possibilità di sbagliare, è verificare dove siano già presenti tartufi; in questo modo saremo sicuri che il suolo contiene già le proprietà e le sostanze che aiutano lo sviluppo del tubero. Laddove invece non vi siano tartufi occorre sapere analizzare il terreno. Questo si può fare o tramite una accurata analisi chimica che ne riconosca il Ph, oppure anche semplicemente osservando il tipo di erbe e piante già presenti. Ad esempio, il tartufo necessita di calcio quindi è opportuno verificare che vi siano piante calciofile, o piante arbustive come l’ulivo, il ginepro, la ginestra, il biancospino, il ciliegio canin.

Nelle località dove già si trovano i tartufi neri si può creare una tartufaia di tartufi neri senza troppi problemi di adattamento del terreno, invece nel caso in cui si mirasse alla coltivazione dei tartufi bianchi, occorre riprodurre in maniera quanto più reale possibile le caratteristiche del terreno che quel tipo più pregiato di tartufi richiede. Occorre quindi avere la presenza di piante quali: sanguinella, nocciolo, rosa canina, ginepro, sambuco, biancospino, e di erbe come il falasco, il lampone selvatico, l’ortica.


La scelta della pianta simbionte

Altro importante passaggio, per la realizzazione delle tartufaie, è la scelta della pianta simbionte nella coltivazione del tartufo, questa dovrebbe avere una percentuale di micorizzazione almeno pari al 20 per cento. La pianta da tartufo non può essere concimata, altrimenti andrebbe a perdere le micorrize sulle radici, poiché esse brucerebbero.


Le tecniche di preparazione e la lavorazione del terreno

Il terreno deve essere arato e per procedere alla posa a dimora delle piantine occorre attendere il periodo che va tra novembre alla fine di maggio. La preparazione del terreno prevede che si crei una certa distanza tra le varie piante, occorre infatti realizzare delle corsie che distino l’una dall’altra almeno 5 metri e tra le piantine singole dovrebbe esserci uno spazio di almeno tre metri.

Tra la messa a dimora delle piantine e la formazione del pianello trascorre un periodo di tempo che può variare dai 2 ai 7 anni. Durante questo lasso di tempo occorre sempre monitorare il terreno, che sia ricco di materia nutritiva e che sia ben areato. La pulizia del terreno fa effettuata con cura, in quanto il passaggio di mezzi meccanici potrebbe costipare il suolo e quindi la tartufaia oppure potrebbe recidere le radici delle piantine. La cotica erbosa protegge il terreno dall’erosione ma allo stesso tempo potrebbe soffocare le piantine, ecco perché bisogna seguire il percorso evolutivo e di crescita della tartufaia per ottenere ottimi risultati.